Attacchi di panico e scissione mente/corpo - Primi Elementi
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Attacchi di panico e scissione mente/corpo

Una sensazione improvvisa, inspiegabile, un terrore che si sprigiona dentro le viscere per estendersi ad ogni parte del corpo.

Un tremore diffuso, il battito accelerato, la gola strozzata e l’aria che non espande piu’ i polmoni. Fame d’aria.

Paura.

Paura di non essere piu’, di non sapere dove ci si trovi, cosa accada intorno.

La memoria si disorganizza, perche’ nulla sembra piu’ famigliare e nessuna certezza e’ piu’ tale. Per un istante lungo un’eternita’ si vaga persi, privi di una certezza, privati della consapevolezza del luogo, del tempo, incapaci di dare un nome alle sensazioni che si accavallano incalzanti: brividi, tremori, palpitazioni.

Ed e’ panico.

Un episodio banale nel suo significato organico, terribile nel vissuto di chi lo abbia sperimentato.

Ti lascia disorientato, impotente, nudo.

Ti lascia privo di consapevolezze se non una: mai piu’ ci sara’ una bussola, qualcosa che ti permetta di riconoscere cosa accade, dentro e fuori di te. Un nonnulla potra’ stravolgere il significato delle cose e far apparire un respiro come una apnea senza fine, un ombra come un tunnel senza uscita, e niente sara’ uguale.

Avanti alla potenza di questi episodi, che oggi una persona su quattro ha provato, e che sono la causa piu’ frequente di ricorso alle benzodiazepine (ansiolitici), ci si chiede cosa siano, cosa li provochi e perche’ quasi tutti ne siamo vittime.

Dissociazione della mente dal corpo. Questa e’ la spiegazione piu’ semplice.

Ma cosa significa?

Che la mente non si fida piu’del corpo, non riesce piu’ a leggere i segnali, a intepretare le sensazioni e gli stimoli. Li confonde e soprattutto non si fida di se stessa, della sua capacita’ di lettura ed comprenzione. Il corpo e la mente smettono di lavorare insieme. E questo accade per un errore a monte, un errore che ha generato un secondo errore e un terzo e cosi’ via.

L’errore e’ la mancanza di ascolto di se stessi da bambini, quando il corpo inizia a percepirsi e a raccontarsi alla propria mente. Quando l’unico modo per conoscere il mondo e’ attraverso i sensi e lentamente si costruiscono sicurezze, conoscenze e autonomie.

La natura e la natura umana non interessa piu’ molto. La tecnologia e la robotica, che oltrepassano i limiti dello spazio, del tempo e del corpo, hanno sedotto il genere umano molto di piu’. La mente entra in corpi virtuali e sbilancia le sue percezioni. Collegamenti istantanei, stimoli immediati, comunicazioni prive di imbarazzo, pixel su pixel che riducono il bisogno di esplorare.

Cosi’ la mente smette di ascoltare i segnali del corpo e il corpo non ha piu’ nessuno che interpreti le sensazioni. Due esseri ciechi guidati dal suono di sirene ammaliatrici. Poi il suono cessa e restiamo persi nel buio di una identita’ inconsistente.

L’attacco di panico e’ la voce piu’ forte che puo’ gridare il corpo per farsi ascoltare ed e’ l’urlo potente che la mente risponde sperando in un eco che indichi la strada. Quindi va ascoltato e non silenziato. Il battito che accelera va percepito perche’ e’ una possibilita’ per imparare come pulsa il cuore e lo stesso vale per i polmoni, per l’intestino, per il sangue che scorre. I sensi, loro non mentono. La vista vede una casa dove c’e’ una casa e una strada dove c’e’ una starda, siamo solo noi che perdiamo la fiducia in noi stessi.

Quindi si deve tornare a scuola di natura. Riavvicinare il corpo alla mente e creare una sinergia. Riprendere confidenza con le percezioni, quotidianamente, perche’ altrimenti quando una forte emozione ci scuote restiamo basiti e increduli, paralizzati, a meno che non l’abbiamo prodotta artificialmente. Allora si che e’ naturale!